REGISTRO SPIRITUALE 3
9 lug
dalle 7,30 alle 9
Preghiera mattutina tribolata.
Senso di turbamento, sfiducia e stanchezza. Orazione nervosa ma intensa. Forte ed accresciuta percezione della mia miseria e cattiveria.
Nell’Ufficio delle Letture: Samuele deve incoronare Davide, ma vede prima tutti i suoi fratelli.
Dio gli dice: “Non guardare al suo aspetto né all’imponenza della sua sua statura. Io l’ho scartato, perché io non guardo ciò che guarda l’uomo. L’uomo guarda l’apparenza, il Signore guarda il cuore”.
Successivamente, dopo essermi punito per i miei peccati, sulla Bibbia: “Ebbene io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. […] Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono” (Lc 11,9).
REGISTRO SPIRITUALE 2
8 lug
Dopo intensa preghiera e lotta interiore contro la disperazione del demonio che suggeriva condanna, dannazione e punizione da parte di Dio, mostrandomi le mie miserie:
“Ora giuro di non più adirarmi con te e di non più minacciarti.
Anche se i monti si spostassero ed i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, né vacillerebbe la mia alleanza di pace, dice il Signore che ti usa misericordia”. Isaia 54,9-10.
REGISTRO SPIRITUALE 1
8 lug
Dopo una forte preghiera di liberazione per me e lei al fine di scacciare il demonio, chiedo allo Spirito Santo una parola della Bibbia come esorcismo:
“Ecco quello che io ritengo buono e bello per l’uomo: è meglio mangiare e bere e godere dei beni per ogni fatica sopportata sotto il sole, nei pochi giorni di vita che Dio gli dà, perché questa è la sua parte.
Inoltre ad ogni uomo, al quale Dio concede ricchezze e beni, egli dà facoltà di mangiarne, prendere la sua parte e godere della sua fatica: anche questo è dono di Dio. Egli infatti non penserà troppo ai giorni della sua vita, poiché Dio lo occupa con la gioia del suo cuore”. (Qoèlet 5,17 e ss).
MERITARE GIOSIA
6 lug
Sarebbe bello meritare come proprio epitaffio le parole dedicate a Giosia:
“Il ricordo di Giosia è come mistura d’incenso preparata dall’arte del profumiere.
In ogni bocca è dolce come il miele, come musica in un banchetto.
Egli si dedicò alla riforma del popolo e sradicò gli abomini dell’empietà.
Diresse il suo cuore verso il Signore, in un’epoca di iniqui riaffermò il senso religioso” (Sir. 49,1-3)
SULLA MORTIFICAZIONE
6 lug
La vanità è sempre in agguato.
La voglia di essere ammirati, apprezzati, considerati si insinua silenziosamente e ti sorprende non appena l’io riprende minimamente quota.
La spiritualità moderna ha declassato con troppa sufficienza la mortificazione corporale, ingannata dal falso ragionamento insinuato dal demonio per cui Dio non esige sacrifici materiali.
Io non conosco il pensiero di Dio. C’è chi più di me ha il diritto di parlarne. So solo, per esperienza dell’uomo, che la carne tende a dominare e a rendere disordinati gli appetiti naturali.
San Giovanni della Croce insegna che non è possibile accedere allo spirito se in primo luogo non si è superata la notte dei sensi, ovvero quell’esperienza ascetica che distacca l’anima da ogni peccato ed imperfezione dell’uomo materiale. Per fare questo è indubbio che una ragionata pratica della mortificazione volontaria sia non solo consigliabile ma necessaria, al fine di vincere la concupiscenza verso cui siamo inclini.
——-
3 – In primo luogo l’anima abbia un costante desiderio di imitare Cristo in ogni sua azione, conformandosi ai suoi esempii, sui quali méditi per saperli imitare e per comportarsi in ogni sua azione come Egli si diporterebbe.
4 – In secondo luogo, per riuscire in questo è necessario che ella rinunzi a qualunque piacere sensibile che non sia puramente a onore e gloria di Dio e che rimanga vuota di ciò per amore di Gesú Cristo il quale, in questa vita, non ebbe e non volle altro piacere che quello di fare la volontà del Padre, la quale era per Lui suo cibo e nutrimento. Se, per esempio, le si offre il piacere di ascoltare cose che non hanno importanza per il servizio e la gloria di Dio, ella rinunzi al gusto di ascoltarle; se le si porge il diletto di vedere cose che non servono ad avvicinarla al Signore, reprima il desiderio di guardarle. Faccia lo stesso quando le si presenta l’occasione di conversare, di compiere qualche altra azione o di soddisfare qualche altro senso, purché lo possa fare facilmente; se ciò non le sarà possibile, basta che ella non assapori il gusto delle cose che non può evitare.
5 – Per mortificare e calmare le quattro passioni naturali: gioia, tristezza, timore e speranza, dalla cui concordia e pace procedono questi e tanti altri beni, come rimedio efficace, fonte di grandi meriti e causa di grandi virtú serve quanto segue:
6 – L’anima cerchi sempre di inclinarsi:
non al piú facile, ma al piú difficile;
non al piú saporoso, ma al piú insipido;
non a quello che piace di piú, ma a quello che piace di meno;
non al riposo, ma alla fatica;
non al conforto, ma a quello che non è conforto;
non al piú, ma al meno;
non al piú alto e pregiato, ma al piú vile e disprezzato;
non alla ricerca di qualche cosa, ma a non desiderare niente;
non alla ricerca del lato migliore delle cose create, ma del peggiore e a desiderare nudità, privazioni e povertà di quanto v’è al mondo per amore di Gesú Cristo.
8 – La pratica scrupolosa di questi avvisi da parte di un’anima, basta perché essa possa entrare nella notte del senso; tuttavia, per spiegarmi ancora meglio, aggiungerò altre norme che insegnano a mortificare la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, tre inclinazioni che, secondo San Giovanni, spadroneggiano nel mondo e sono causa di tutti gli altri appetiti (I Gv., 2, 16).
11
Per giungere a gustare il tutto, non cercare il gusto in niente.
Per giungere al possesso del tutto, non voler possedere niente.
Per giungere ad essere tutto, non voler essere niente.
Per giungere alla conoscenza del tutto, non cercare di sapere qualche cosa in niente.
Per venire a ciò che ora non godi, devi passare per dove non godi.
Per giungere a ciò che non sai, devi passare per dove non sai.
Per giungere al possesso di ciò che non hai, devi passare per dove ora niente hai.
Per giungere a ciò che non sei, devi passare per dove ora non sei.
12
Quando ti fermi su qualche cosa,
tralasci di slanciarti verso il tutto.
E quando tu giunga ad avere il tutto,
devi possederlo senza voler niente,
poiché se tu vuoi possedere qualche cosa del tutto,
non hai il tuo solo tesoro in Dio.
13 – In questa nudità lo spirito trova il suo riposo poiché non desiderando niente, niente lo appesantisce nella sua ascesa verso l’alto e niente lo spinge verso il basso, perché si trova nel centro della sua umiltà. Quando invece desidera qualche cosa, proprio in essa si affatica.
[SAN GIOVANNI DELLA CROCE, Opere, Salita del Monte Carmelo, libro I, cap. 13, Postulazione Generale dei Carmelitani scalzi, Roma, 1991.]
UN NON SO CHE DI DIVINO
6 lug
Una carmelitana dichiara nei processi di canonizzazione di Giovanni della Croce: “La teste ha considerato molto spesso che nel Santo Padre Juan de la Cruz, uomo non bello, piccolo e modesto, che non possedeva quelle doti che nel mondo conquistano gli occhi, traluceva o si vedeva chiaramente “un non so che di divino” che attirava gli sguardi e assorbiva la mente…”.
IL VANGELO DAPPERTUTTO
5 lug
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano. (Mc 16,20)
La nostra è una cultura figlia del razionalismo. Siamo immersi nelle superstizioni della ragione, per cui tutto è materia e tutto è determinato dalla legge di causa ed effetto.
La cultura del secolo ci ha così impregnato di falsi dogmi che suscita un sentore di vergogna sostenere l’esistenza del soprannaturale, di elementi invisibili all’occhio umano che esercitano un influsso determinante sulla materia e sugli eventi, in un innesto misterioso con il nostro libero arbitrio.
Invece la fede deve riscoprire necessariamente la dimensione dell’invisibile, poiché se non la si riconosce e non le si attribuisce il giusto peso, inibiamo le relazioni spirituali che possiamo avere con essa.
I figli di questo mondo ci hanno bollato come superstiziosi, retrogradi, creduloni, spiriti involuti o, nel migliore dei casi, di una semplicità compassionevole, ma, nella loro incredulità, permane uno spazio che supera l’ideologia, il “partito preso”, i castelli filosofici incastonati negli altari eretti al proprio io. Questo spazio è la coscienza, una dimensione invisibile e spirituale che sa, che conosce, che è consapevole di dovere rendere conto a se stessa e alla Sorgente di cui si percepisce solo frammento.
E’ alla coscienza, alla natura spirituale e reale dell’uomo che la Parola, ed i segni che la accompagnano, osano presentarsi, affinché si consolidi nel bene e cammini nel timore del Signore, per crescere nel conforto dello Spirito Santo (cfr At 5,31).
Il ruolo ed il destino dell’uomo si gioca nella dimensione invisibile dell’uomo, perché la nostra cittadinanza è nei cieli (cfr Fil 3,20) e nostro compito è quello di mostrare quale sia la differenza tra la realtà caduca ed apparente della materia, l’astratta ed inconcludente discorsività dei concetti e la reale, concreta, vissuta nobiltà della fede che si incarna ad imitazione di quel Cristo che noi crediamo essere Uomo ed essere Dio ad un tempo.
Portiamo il Vangelo dappertutto, come sappiamo, come possiamo, nella coerenza e nella fedeltà all’insegnamento di Colui che ci vuole *perfetti* come il Padre suo e nostro. (cfr Mt 5,48)
SPIRITO DI DIO E DEL DIAVOLO
27 giu
A ciascuno Dio parla in modo differente e offre modi espressivi diversi, manifestazione della sua infinità creativa.
Il molteplice manifestarsi del Dio vivo lo si riconosce, però, dalla fresca sorgente di grazia che feconda ogni suo creare, cosicché pace, armonia, ordine, bellezza, carità, gratuità, giustizia, splendore, intelligenza, equilibrio, sentimento, abnegazione, pazienza, costanza, bontà, ecc… le si riscontreranno in ogni frammento proveniente da Dio.
Dai frutti si riconosce l’albero e dal profumo dell’incenso che brucia nel cuore dell’uomo si può riconoscere se egli propone un’opera di Dio.
Il demonio, scimmiottatore eterno del suo Signore, si adopera costantemente nell’imitazione di queste opere, proponendo la medesima forma, ma marchiandone lo spirito con segno opposto.
Ecco, dunque, che avremo l’uomo silenzioso che nel suo umile scomparire è desideroso di Dio e semina, nel suo non dire, la sapienza della virtù e l’esempio della pace.
Ecco, invece, la silenziosa serpe che tace per restare nel nascondimento e non farsi scoprire nelle sue malizie e nel suo degenere essere.
Ecco il predicatore forte e sapiente, che prosciuga i suoi polmoni per farsi protagonista sulla scena di un mondo che lo rifiuta per quegli ammonimenti che ad esso rivolge.
Ecco, invece, il paroliere freddo ed astuto, che manipola parole e pensieri, accarezzando le debolezze degli uomini con la lusinga, per farli suoi ed usarli attraverso il compiacimento che come fumo si effonde sugli occhi dei viziosi.
Ciascuno segua la sua vocazione, le sue inclinazioni, ciò che nel cuore ritiene essere manifestazione dello Spirito di Dio.
Coloro che sono chiamati al discernimento di queste manifestazioni abbia l’amore a base del discernimento, per ricordare come la materia su cui operano Dio ed il demonio è la medesima, ma differenti sono i segni attraverso cui lo spirito dell’uno e dell’altro si manifestano.
amDg
LA MISSIONE DELLA PREGHIERA
27 giu
“Sono certo che il Signore affida a ciascuno una missione da compiere nel mondo, indica a tutti la strada per la quale camminare per arrivare alla salvezza eterna nel Paradiso di Dio”.
Così recitava don Bosco.
La sapienza di Dio distribuisce i carismi secondo le necessità degli uomini ed i suoi piani, ma tali carismi vanno riconosciuti, compresi, amati, fatti fruttare e circostanziati secondo la prospettiva che ci troviamo a vivere.
E’ certo che Dio dispone la nostra esistenza per renderci felici. E’ la mancata risposta alla missione proposta ed al riconoscimento di quei carismi donatici per affrontare quella missione che crea una lontananza, una frattura che noi chiamiamo infelicità.
Comprendere il linguaggio di Dio, identificare la sua prospettiva non è sempre facile, poiché richiede un’ascesi, uno sforzo spirituale in cui l’anima si incontra con Dio ed impara il suo linguaggio.
E’ la dimensione della preghiera, del colloquio con Lui, durante il quale Lui rivela, suggerisce, corregge, uniforma, plasma, sentenzia, modifica, sancisce, smussa, indica, lenisce, conforta, rimprovera, accarezza, comanda, consiglia, delibera, ascolta, illumina, confida… E’ nella preghiera che noi troviamo la luce per risanare la frattura che ci separa dalla nostra felicità e riempiamo di senso pensieri, azioni e circostanze.
Ciao mondo!!
26 giu
Benvenuto in WordPress. Questo è il tuo primo articolo. Modificalo o cancellalo e inizia a creare il tuo blog!
